venerdì 2 maggio 2014

A#3 - De malcagatione istutionis ovvero bussa e si farà finta che in casa non c'è nessuno.

I primi risultati della mia raccolta di info sulla Via Lauretana sono stati discretamente deludenti. L'associazione e i sindaci che ho provato a interpellare via mail hanno risposto con la più classica delle figure retoriche in uso in ambiente istituzionale: la malcagatio.

A questo punto il nuovo piano d'azione per l'Attraversamento #3 prevede due fasi:

  1. Per il primo tratto (tappe 1-4?) si procederà a vista. Si collegheranno i paesi, e i colli sui quali sorgono, a vista, senza né carte né indicazioni. Si analizzerà il panorama prima di lasciare un centro abitato; si individueranno stradine e vie possibili; si parlerà con la gente. Insomma informazioni e consigli saranno da reperire in loco. Ci facciamo guidare solo da un elenco di toponimi e scopriamo andando cosa riempie le loro distanze.
  2. Per il secondo tratto (tappe 5-7?) invece, mi sono procurato una mappa che copre la zona tra Muccia e Assisi (e, volendo, una parte del territorio più a sud verso Roma.) Ci muoveremo quindi perlopiù sui sentieri tracciati, godendoci un po' di Appennino. 


I tre candidati ad accompagnarmi sono: 

Compagno F. (geologo chitarrista agricoltore autoctono)
Compagno G. (veterano dell'Attraversamento #2)
Compagno V. (libero docente in libera disoccupazione)


Detto questo, mi congedo.
Me ne torno qua per un mesetto: braccia in prestito all'agricoltura.

Un abbraccio pregermanico,
M.

sabato 5 aprile 2014

Attraversamento #3 (in fase di studio)

Bene. Ho svernato, scomparendo per un po', immerso nella nobile occupazione del bidello (a capello).
Ma, insomma, col tornare dei tepori primaverili si riaccende un'irrequietezza, una smania di muoversi, scoprire e coprire distanze. Per detournare le parole di un poco noto intellettuale delle mie parti: "Zio pit putàsca me scampa le gambe!*"
Aggiungiamoci pure che nel coadiuvare Wu Ming 2 a mettere in piedi il tumbler del suo Sentiero Luminoso mi è tornata una gran voglia di fare bricolage topologico.

Ecco quindi l'A#3. L'idea per il terzo Attraversamento è la Via Lauretana.

lunedì 18 novembre 2013

Storie di vagoni, sosia e scarsa sensibilità (politica).


Non è che ora come ora io mi muova tanto e di sicuro non a piedi. Però qualche treno lo prendo. E certo sarebbe meglio, bisognerebbe essere socievoli per viaggiare bene, e non solo per quello. Conosco, tanto per fare un esempio, una persona socievole che ha ricevuto in regalo un'edizione di lusso delle opere complete di Puskin, rilegata in pelle. In russo. Però, se sei una persona socievole, il russo, ci sta che lo studi e lo impari. E ci sta pure che coadiuvato dalla competenza linguistica tu abbia flirt con ragazze dell'est che commentano ammirate la tua proprietà di linguaggio. E la tua socievolezza.


Le persone poco socievoli - leggi "io" - al limite origliano conversazioni in treno, magari dopo essersene svincolati con una battuta che cade come una scure sul filo della comunicazione e offre l'attimo propizio per voltarsi e osservare il paesaggio tra quella che credi nebbia ed è invece lo sporco ormai irremovibile dei finestrini di un Regionale Veloce

domenica 6 ottobre 2013

Mappare un flâneur sovraccarico che vagava per Berlino in data 13//09/2013

Ripenso alla mia attesa alla Zentral Omnibus Bahnhof di Berlino. Ripenso a me con la schiena a pezzi e le gambe dolenti e ripercorro con la mente e la mappa il mio attraversamento berlinese di quel giorno.

Neukölln, ore 7. The (hairy fat lazy) cat is on the table.

Compagno CeccoBernie macht il suo special breakfast: polenta instantanea con frutta cotta, zucchero, zenzero, cannella, mandorle e uvetta. Una bomba energetica di dubbio gusto.

Friedrichshain, ore 8.30. Brumbrum argomentava il transporter, ciaufwiedersalvaddio chiosavan le bocche.

Compagno Oliviero scaricava il mio pesante zaino con me annesso in strada non ben identificata. Salutava, se ne andava, poi tornava con bancale ligneo trovato per strada, risalutava me - nel frattempo statico poiché ricercante documenti creduti perduti ma poi ritrovati.

Di qui iniziava il mio vagar solingo, da illetterario IrtoUlyssesBloomIttita.

Questa mappa si proverà a restituir del cammino il soggiacente disegno d'insieme (sì, è tutto un pretesto per sperimentare questo):




martedì 24 settembre 2013

Le cerque non ha fatto mai melaranci

Trasferito, (tras/e)migrato, sradicato, esiliato, fuoriuscito, profugo.
Non c'è parola che si adatti davvero alla condizione attuale.
Vago - questa volta come aggettivo molto più che come verbo.
Solidamente precario, attaccato a ogni risorsa disponibile, appeso e concentrato in ogni gesto come fosse quello risolutivo: convincere un bambino a lavarsi le mani prima della merenda, cercare cartucce di cacciatori in mezzo all'erba di un campo, cavare chiodi da un legno marcio, aspirare a un luogo da chiamare casa, occupare spazi annullando il proprio valore di ingombro, cercare un nuovo modo di essere insieme.
Sfrutto questo limbo per capire i verbi primari: esserci, fare, divenire (qualcuno per gli altri). A partire da qui mi complico e provo a ramificare legami.
E poi mi prendo cura; co-immagino scenari; conosco o meglio imparo a conoscere.

Insomma, sono molto impegnato a condividere il mio tempo.

A presto, Compagni.
    

mercoledì 4 settembre 2013

Welcome (but only if it's on fire)

Le domande pretendono risposte. Le domande reiterate richiedono creatività nel rispondere, soprattutto se la lingua della domanda (ma non sempre della risposta) tende a cambiare a ogni istanza richiedente. O, quantomeno, il rispetto per la propria mutevolezza obbliga a vincere il tedio della risposta pronta e sempre identica.

Porque estas aqui?

Intento descubrir si me gusta vivir en el campo; si puedo vivir en una sociedad diferentemente civilizada; si, después de 8 horas de malezas, prefiero, tal vez, ir al supermercado a comprar los nabos.

La Polonia è a due passi, eppure non fa ancora freddo, ma, ai primi di settembre, si danno già le prime avvisaglie dell'inverno. Mi sono portato l' "Ulisse di Joyce nella traduzione di Celati" (come da copertina). Credevo mi servisse un libro mondo per starmene fuori dal mondo. Ho letto circa 300 pagine in 20 giorni. Forse non mi serviva così tanto.

giovedì 18 luglio 2013

Marius - un ritratto*

Lungo la strada, specie se piove e se c'è un bar, è assai facile incontrare persone. Marius sembra il classico rumeno, in Italia da 15 anni, parlata ancora strascicata con forte accento; ha una maglietta slabbrata e porta al collo una grossa catena con crocifisso. Appena apre bocca, attaccando bottone e sorseggiando il suo negroni senza ghiaccio delle quattro, non si può non notare che gli mancano i quattro denti centrali di sopra. Non puoi prendertela troppo con i tuoi stereotipi, se quello che hai davanti è il classico rumeno alcolista.

Marius vede gli zaini e le facce affaticate e beffardo chiede da dove veniamo. Gli spieghiamo la storia in breve, non per capacità di sintesi, ma perché subito parte il suo monologo: Marius quando era giovane ricevette dalla madre uno zaino. Era un vecchio modello sovietico, con la cornice in ferro, che con la tenda e tutto pesava 60 chili. Sua madre gli dice: “Con questo mandi i diavoli all'inferno.” Marius è serio. Il classico rumeno alcolista sborone.